🌡️ Caldo e freddo estremi a Udine

Ondate di calore, ondate di freddo e notti tropicali rilevate dalla stazione Meteomin di Udine. Serie storica dal 1° gennaio 2001 (-- anni).

L'anno giorno per giorno

Temperatura massima e minima di ogni giorno. Le fasce colorate segnano i periodi che rispondono ai criteri scelti qui sopra: arancione le ondate di calore, azzurro quelle di freddo. Le linee tratteggiate sono le due soglie.

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Notti tropicali, anno per anno

Una notte tropicale è una notte in cui la temperatura non scende mai sotto i 20 °C. La parte scura della colonna conta le notti tropicali intense, quelle in cui la minima resta pari o superiore a 25 °C: sono un sottoinsieme delle prime, non si sommano.

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Le colonne grigie sono anni con archivio estivo incompleto, o l'anno in corso: il loro conteggio è in difetto e non va confrontato con gli altri.

Giorni molto caldi e giorni di gelo

Due conteggi opposti sullo stesso grafico: i giorni con massima pari o superiore a 30 °C e i giorni di gelo, cioè con minima pari o inferiore a 0 °C. Queste due soglie sono fisse e non seguono i selettori in alto: se cambiassero da un anno all'altro il confronto perderebbe senso.

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Grigio come sopra: anni con giornate mancanti in archivio, o anno in corso.

L'afa, anno per anno — indice di Thom

Il caldo si sopporta in modo diverso a seconda dell'umidità. L'indice di Thom mette insieme le due cose in un unico numero e dice quanto l'aria risulta opprimente. Qui sono contate le ore dell'anno che cadono nelle tre fasce di disagio, calcolate sulle misure ogni 15 minuti della stazione. La spiegazione completa dell'indice è nel riquadro in fondo alla pagina.

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Grigio: anni con archivio estivo incompleto, o anno in corso.

Come leggere questa pagina

Questa pagina misura i due estremi termici della stazione Meteomin di Udine: i periodi di caldo e di freddo che durano nel tempo, e le notti in cui la temperatura non scende mai.

  • Fasce colorate: i periodi di ondata nel grafico dell'anno — rosate quelle di calore, azzurre quelle di freddo. La larghezza della fascia è la durata dell'evento.
  • Linee tratteggiate: le due soglie scelte nei selettori in alto. Un'ondata comincia quando la curva resta oltre la propria soglia per il numero di giorni richiesto.
  • Colonne grigie: anni che non si possono confrontare con gli altri, perché all'archivio mancano giornate o perché l'anno è ancora in corso.

Suggerimento: i grafici sono interattivi. Cliccando su una voce della legenda si nasconde o si mostra la serie corrispondente; passando il cursore sopra le barre compare il valore puntuale. Cambiando soglia e giorni consecutivi nei selettori in alto si vede subito quanto il conteggio delle ondate dipenda dalla definizione che le si dà.

Che cos'è un'ondata di calore? Non esiste una definizione unica: i servizi meteorologici usano criteri diversi a seconda del clima locale. Qui si adotta il criterio più semplice e verificabile: una sequenza di giorni consecutivi in cui la temperatura massima resta pari o superiore alla soglia scelta. Con i valori predefiniti — 30 °C per almeno 3 giorni di fila — si ottiene una misura confrontabile fra un anno e l'altro. Si possono cambiare soglia e durata dai selettori in alto e vedere subito come cambia il conteggio: è il modo migliore per capire quanto una statistica dipenda dalla definizione che le si dà.

Perché contano le notti tropicali. Il corpo umano recupera dal caldo soprattutto di notte. Se la temperatura non scende sotto i 20 °C il recupero è parziale, e se le notti calde si susseguono lo stress si accumula: per questo la mortalità associata alle ondate di calore correla meglio con le minime notturne che con le massime diurne. È anche l'indicatore in cui l'effetto isola di calore urbana si vede meglio: nelle notti serene la città si raffredda molto più lentamente della campagna che la circonda.

Che cos'è l'indice di Thom. Nel 1959 il climatologo statunitense Earl C. Thom cercò un modo per stimare non quanto l'aria fosse calda, ma quanta parte della popolazione ne stesse soffrendo. Lo chiamò Discomfort Index (indice di disagio), e negli Stati Uniti è poi diventato noto come THI (Temperature-Humidity Index, indice temperatura-umidità). Combina in un solo numero la temperatura dell'aria e l'umidità relativa:

DI = T − 0,55 × (1 − 0,01 × UR) × (T − 14,5)

dove T è la temperatura in gradi centigradi e UR l'umidità relativa in percentuale. Più l'aria è secca, più il risultato scende sotto la temperatura reale; con aria satura di vapore i due valori quasi coincidono.

Perché l'umidità cambia tutto. Il corpo umano smaltisce il calore in eccesso soprattutto evaporando sudore. Se l'aria è già carica di vapore l'evaporazione rallenta, il raffreddamento non avviene e la stessa temperatura diventa molto più dura da sopportare. Un esempio concreto: a 33 °C con il 30% di umidità l'indice vale 25,9 — caldo, ma tollerabile; agli stessi 33 °C con il 70% di umidità sale a 29,9, cioè forte disagio. È esattamente la situazione dell'alta pianura friulana d'estate, dove l'umidità resta alta anche nelle giornate più calde.

Come si legge la scala. L'indice non ha un'unità di misura: è un numero puro, associato per convenzione a queste fasce di disagio.

IndiceChe cosa significa
sotto 21nessun disagio
da 21 a 24disagio per meno di metà della popolazione
da 24 a 27disagio per più di metà della popolazione
da 27 a 29disagio per la grande maggioranza
da 29 a 32forte disagio, allarme sanitario
oltre 32emergenza, rischio grave per la salute

Le tre fasce evidenziate sono quelle contate nel grafico qui sopra. A Udine la soglia dell'emergenza non è mai stata raggiunta: sulle medie orarie il valore più alto di tutta la serie è 29,8, toccato nel 2019.

Attenzione: non è una temperatura. È l'equivoco più comune. Indici come l'Heat Index statunitense o l'Humidex canadese esprimono una temperatura percepita: rispondono alla domanda "quanti gradi sembrano" e danno sempre un numero più alto di quello reale. L'indice di Thom fa un'altra cosa: risponde a "quanta gente sta male" e dà un numero più basso della temperatura reale. Ai 33 °C con 70% di umidità dell'esempio, l'indice di Thom vale 29,9 mentre lo Heat Index vale 43,5 °C: descrivono la stessa aria, ma non sono confrontabili fra loro e nessuno dei due è la temperatura misurata dal termometro.

Perché le ore e non i giorni. L'indice è calcolato su ogni singola misura della stazione, una ogni 15 minuti, poi mediato ora per ora e infine contato per fascia. Non si poteva ricavarlo dalle medie giornaliere: nell'arco della giornata temperatura e umidità si muovono in senso opposto — quando una sale l'altra scende — e un indice costruito sulle due medie descriverebbe un'ora che non è mai esistita. Contare le ore, e non i giorni, dice anche una cosa che il conteggio dei giorni nasconde: se l'afa dura tre ore nel pomeriggio o diciotto ore di fila.

Una sequenza interrotta non è un'ondata. Se in mezzo a un periodo caldo manca il dato di un giorno, il conteggio riparte da capo: due tratti separati da un buco d'archivio non vengono uniti in un'unica ondata. È una scelta prudente — meglio contare un'ondata in meno che inventarne una che non c'è.

Gli anni con archivio incompleto. Nel grafico delle notti tropicali le colonne grigie segnalano anni in cui mancano giornate nel periodo giugno–settembre, quando le notti tropicali si formano: il loro conteggio è quasi certamente in difetto e non va confrontato con gli altri. Anche l'anno in corso è mostrato in grigio, perché la stagione non è finita.

I dati provengono esclusivamente dalla stazione Meteomin di Udine (Davis Vantage Pro 2): ondate, notti tropicali e giorni di gelo dalle temperature minime e massime giornaliere d'archivio, l'indice di Thom dalle letture di temperatura e umidità ogni 15 minuti. La serie parte dal 1° gennaio 2001. Ultimo aggiornamento dei dati: --.